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Platysternon megacephalum – Tartaruga capocciona

Nome comune: Tartaruga dalla testa grossa, platisterno capogrosso o tartaruga capoccione.

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Platysternidae, genere Platysternon e presenta cinque sottospecie: P. m. megacephalum, P. m. peguense, P. m. tristernalis, P. m. P. m. vogeli e P. m. sihui). Secondo altri studiosi, però, questa specie costituirebbe una sottofamiglia (Platysterninae) della famiglia Chelydridae.

Origine e habitat naturale: vive nei torrenti di montagna dal fondo pietroso, poco profondi e larghi poche decine di cm, della Cina sud-orientale, dell’isola di Hainan, delle regioni settentrionali di Vietnam e Laos, della Birmania sud-orientale e della Thailandia.

Descrizione: è una tartaruga di dimensioni medio-piccole, che al massimo raggiunge una lunghezza del carapace di 20 cm. Presenta, oltre alla caratteristica testa grande e larga, l’estremità del rostro particolarmente allungata e una lunga coda.

Dimorfismo sessuale: i maschi hanno la parte posteriore del piastrone concava e l’apertura cloacale spostata verso la punta, oltre i margini del carapace.

Mantenimento in cattività: tartaruga ad attività prevalentemente notturna, è piuttosto aggressiva anche con i conspecifici (per questa ragione è consigliabile non farla convivere in laghetto con altre tartarughe) e passa gran parte della giornata immobile in acqua, al riparo di qualche nascondiglio. Può vivere, da sola, in un acquaterrario con un fondo costituito da grossi sassi di fiume, con un buon sistema di filtraggio e temperature comprese tra 22 e 26°C. Visto che si arrampica con molta facilità, bisogna fare attenzione a evitare possibili fyghe. In inverno può essere sistemata, in un locale non riscaldato, in un contenitore con un po’ d’acqua, sospendendo l’alimentazione.

Alimentazione: è una tartaruga carnivora che in cattività può essere alimentata con lombrichi, insetti, crostacei, lumache, pesci, topini neonati e girini.

Riproduzione: la femmina depone, generalmente una sola volta (ma anche 2-3 nelle popolazioni più meridionali), da 1 a 6 uova ellissoidali (in media 2). non si hanno dati sui tempi e le modalità di incubazione delle uova.

Legislazione: attualmente è di libera vendita, ma è stata inserita nel libro rosso dell’IUCN del 2000 come specie a rischio di estinzione (EN A1d 2d). Ed è solo grazie alle sue modeste dimensioni che non è stata inserita negli animali pericolosi elencati nel DM 19/4/96.

Curiosità: sebbene sia di piccole dimensioni, può essere mordace e aggressiva.

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Pyxidea mouhotii – Tartaruga scatola carenata

Nome Comune: Tartaruga scatola carenata

Tassonomia: appartiene al sottordine Crypttodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Bataguridae, sottofamiglia Geoemydinae, genere Pyxidea. Il genere Pyxidea del quale P. mouhotii è l’ unica specie esistente , è correlato ai generi Cyclemys, CuoraHeosemys. Alcuni ipotizzano che sarebbe meglio classificare questa specie nel genere Cuora.

ORIGINE E HABITAT NATURALE : Ha un range di distribuzione piuttosto ampio, che va da Myanmar alla Tailandia, Vietnam, Cambogia, Laos e alcune aree dalla Cina. La sua biologia è poco conosciuta; ha abitudini terrestri anche se si trova in vicinanza dell’acqua. Occupa boscaglie e foreste tropicali, anche a quote elevate. Se l’ambiente diventa troppo asciutto entra in estivazione.


DESCRIZIONE : Il carapace, lungo di media 13-15 cm, fino ad un massimo di 18 cm, è allungato e appiattito dorsalmente,ed è caratterizzato da un margine posteriore dentellato e da tre carene dorsali. E’ di colore uniforme, marrone più o meno scuro. Il piastrone è giallo chiaro o marroncino, con una macchia scura sul margine laterale di ogni scuto; possiede una cerniera che permette una parziale chiusura della corazza.


DIMORFISMO SESSUALE: Nel maschio la coda è più lunga e larga e il piastrone leggermente più concavo. Il maschio ha la testa marrone con delle linee laterali rosse, mentre la femmina ha la testa giallastra, con delle linee reticolate gialle.


MANTENIMENTO IN CATTIVITÅ : Il terrario va allestito con un fondo di sfagno, muschio e foglie, riscaldato con un cuscinetto posto sotto il substrato. Si fornisce un punto caldo localizzato utilizzando una lampadina da pochi watt.

La temperatura va mantenuta tra i 22 e i 27°C; l’umidità deve essere elevata, al 75-95%, il che si ottiene spruzzando spesso dell’acqua. Necessita di un basso contenitore d’acqua sempre presente, perché ama immergersi per periodi prolungati.

Se accudita in modo appropriato, P. mouhotii  si adatta abbastanza bene alla cattività.


ALIMENTAZIONE: E’ onnivora e necessita di una dieta il più possibile variata, composta per metà di alimenti di origine vegetale (del tipo utilizzato per T. hermanni , vale a dire principalmente erbe di campo) con aggiunta di frutta, e per metà di alimenti di origine animale (insetti, chiocciole, lombrichi, pellet per trote e crocchette magre per cani reidratate). I soggetti giovani sono maggiormente carnivori, ma la dieta deve comunque contenere una quota di vegetali, per impedire un accrescimento troppo rapido. Il loro alimento deve essere tagliato a piccoli pezzetti perché possa essere facilmente ingerito.

Gli individui adulti possono essere alimentati a giorni alterni. La dieta viene integrata dall’aggiunta di vitamine e minerali.


RIPRODUZIONI: la riproduzione in cattività è piuttosto rara. Vengono deposte 1 – 5 uova per volta,che devono essere incubate a 27 – 28 C in ambiente molto umido. Il tempo di schiusa è di circa 100 giorni. I piccoli alla nascita sono lunghi 3,5-4 cm.


LEGISLAZIONE: è in Appendice II CITES, ma non è inserita negli allegati del Regolamento CE 2724/2000. Il libro rosso IUCN la classifica in pericolo (EN A1d + 2d).


CURIOSITÅ: se accudita in modo appropriato, P.mouhotii si adatta abbastanza bene a vivere in cattività.

 



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Pelomedusa subrufa – Tartaruga africana dall’elmetto

Nome comune: Tartaruga africana dall’elmetto.

Tassonomia: appartiene al sottordine Pleurodira, famiglia Pelomedusidae, sottofamiglia Pelomedusinae, genere Pelomedusa ed è diffusa in tre sottospecie: P. s. subrufa, P. s. nigra e P. s. ulivacea.

Origine e habitat naturale: vive in gran parte dell’Africa centrale e meridionale, nella penisola arabica e in Madagascar, soprattutto nei corsi d’acqua e nelle raccolte temporanee di acqua piovana nelle aree forestali e ai margini della savana (anche secca). Questa tartaruga può vivere fuori dall’acqua prima dell’arrivo della stagione delle piogge e ibernare all’asciutto per due o tre mesi.

Descrizione: è un’elegante tartaruga semiacquatica che da adulta raggiunge una lunghezza del carapace di circa 20 cm, anche se in natura sono segnalati maschi sudafricani lunghi oltre 30 cm. Ha una cerniera del piastrone tra gli scuti pettorali e quelli addominali.

Dimorfismo sessuale: i maschi hanno le piastre addominali meno sviluppate e una coda più lunga, mentre le femmine hanno un carapace più largo e una coda più corta e stretta alla base. Secondo alcuni autori, in alcune popolazioni dell’Africa centro-occidentale durante la stagione degli amori i maschi presentano la testa bianca e alcune macchie rossastre sul carapace.

Mantenimento in cattività: può essere allevata in grandi terracquari con un’ampia zona asciutta e una parte acquatica non particolarmente profonda, a temperature comprese tra 24 e 32°C e con una buona fonte emettente raggi ultravioletti posizionata in alto. Ai nostri climi non va allevata all’aperto.

Alimentazione: in natura si nutre di insettii, vermi, lumache, pesci, anfibi, piccoli rettili, talvolta uccelli e micromammiferi, carogne e parassiti cutanei dalla cutre dei rinoceronti (quando si immergono nelle raccolte di acqua piovana).

Riproduzione: una volta all’anno le femmine depongono in buche una decina di uova allungate (da 5 a 42) di 4×2 cm, che schiudono nell’arco di circa 90 giorni.

Legislazione: non è considerata a rischio dall’IUCN ma dal 18/12/2000 è inserita in Appendice III CITES per Danimarca e Ghana e nell’allegato C del Regolamento CE 2724/2000 (può quindi essere liberamente venduta senza documentazione all’acquirente finale se non proviene da Danimarca o Ghana). Inoltre, alcune nazioni hanno stabilito delle quote di esportazione annuali.

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Ocadia sinensis – Tartaruga cinese dal collo striato

Nome comune: Tartaruga cinese dal collo striato.

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Bataguridae, genere Ocadia. Non ci sono sottospecie.

Origine e habitat naturale: vive nelle paludi, negli stagni e nei canali con fondali fangosi della Cina sud-orientale, dell’isola di Hainan, di Taiwan e del Vietnam settentrionale.

Descrizione: la lunghezza del carapace può superare di poco i 20 cm. Presenta tre carenature sul carapace, un’elegante livrea a sottil strisce chiare sul collo e una coda particolarmente lunga.

Dimorfismo sessuale: i maschi hanno un piastrone leggermente concavo e l’apertura cloacale posteriore al margine dello scuto sopracaudale, mentre le femmine hanno un piastrone piatto o leggermente convesso e l’apertura cloacale all’interno dei margini dello scuto sopracaudale.

Mantenimento in cattività: può essere alloggiata in un acquaterrario, fornito di una consistente parte emersa, ben riscaldato e illuminato e con una fonte emettente raggi UV, dal momento che passa molto tempo a riscaldarsi. Da adulta, può essere allevata all’aperto per tutto l’anno (non prima però di aver raggiunto gli 8-10 cm di lunghezza del carapace), sebbene tema maggiormente il freddo, soprattutto da giovane, rispetto a Chinemys reevesii, che ha un’areale di distribuzione più settentrionale.

Alimentazione: in natura è quasi esclusivamente vegetariana.

Riproduzione: le femmine, in primavera, depongono due o tre volte uova dal guscio spesso e con un dimensioni medie di 4×2,5 cm. I tempi di schiusa sono assai variabili e vanno da 60 a 150 giorni.

Legislazione: è attualmente di libera vendita ma, come quasi tutte le tartarughe asiatiche, sottoposta a ingenti prelievi a scopo alimentare e per il mercato internazionale della terraristica. Per questo motivo è considerata una specie a rischio e inserita nel libro rosso dell’IUCN (EN A1 cd).

Curiosità: fa parte del gruppo di tartarughe palustri che recentemente vengono importate con maggiore frequenza in alternativa a Trachemys scripta elegans.


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Mauremys mutica – Tartaruga palustre gialla dell’Asia

Nome comune: Tartaruga palustre gialla dell’Asia.

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Bataguridae, genere Mauremys. È diffusa in due sottospecie (M. m. mutica e M. m. kami).

Origine e habitat naturale: vive nei fiumi e nei canali a corrente lenta, negli acquitrini, negli stagni e nelle raccolte d’acqua pluviale del Vietnam nord-orientale, della Cina sud-orientale, comprese le isole Ryukyu appartenenti al Giappone meridionale

Descrizione: da adulta raggiunge al massimo una lunghezza del carapace di poco inferiore ai 20 cm.

Dimorfismo sessuale: i maschi hanno il piastrone, a livello degli scuti anali, leggermente concavo, una coda più lunga e larga alla base e l’apertura cloacale posteriore al margine caudale del carapace.

Mantenimento in cattività: questa tartaruga, relativamente tranquilla, vive bene in terracquari con una vasta zona emersa, a temperature comprese tra 22 e 32°C, ben illuminati e forniti di una fonte sospesa emettente calore e raggi ultravioletti A e B. Durante la stagione calda può essere ospitata all’aperto in laghetti o vasche, mentre in inverno andrebbe ricoverata all’interno, in un ambiente non riscaldato.

Alimentazione: è prevalentemente a base di pesce, gamberetti e insetti; raramente accetta vegetali.

Riproduzione: la femmina depone generalmente da una a tre volte all’anno da 2 a 12 uova ellissoidali di 3,8×2,1 cm, dalle quali nascono i piccoli dopo circa 90 giorni se incubate mediamente a 25°C, o dopo 60 giorni a temperature medie di 30°C.

Legislazione: attualmente in libera vendita, è però considerata a rischio (En A1 cd 2cd) e inserita nel libro rosso 2000 dell’IUCN.

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Malacochersus tornieri – Tartaruga frittella africana

Nome comune: Tartaruga frittella africana.

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Testudinidae, genere Malacochersus. Non sono riconosciute sottospecie.

Origine e habitat naturale: questa peculiare tartaruga proviene da località isolate di Kenya e Tanzania; il suo range di distribuzione è molto discontinuo. L’habitat preferito è rappresentato da collinette rocciose a clima arido. La si localizza sempre in vicinanza di crepe tra le rocce, in cui si rifugia in caso di pericolo. Ha una notevole abilità ad arrampicarsi sulle rocce.

Descrizione: M. tornieri è senza dubbio la tartaruga terrestre dalla morfologia più insolita: il suo carapace è piatto e cedevole, conformazione che le permette di nascondersi efficacemente tra le crepe rocciose.  È anche la tartaruga terrestre più veloce: in caso di pericolo il suo meccanismo difensivo non consiste nel ritirarsi nella corazza, bensì di correre a infilarsi tra una fenditura nella roccia. La flessibilità della corazza è dovuta al fatto che le singole ossa non sono completamente unite tra loro. La lunghezza media degli esemplari adulti è di circa 18 cm, e il loro spessore non supera i 4,5 cm. La tipica colorazione della corazza è marrone chiaro, con linee scure radiali che partono dall’areola, che è di colore chiaro. Esistono ampie variazioni individuali nella colorazione. I piccoli alla nascita hanno un carapace dalla classica struttura a cupola e, solo con l’accrescimento, assumono la struttura appiattita.

Dimorfismo sessuale: il maschio ha la coda più lunga e la testa leggermente più grande della femmina.

Mantenimento in cattività: in cattività si deve riproporre un ambiente arido e roccioso simile a quello d’origine. Sono animali molto attivi, che camminano e si arrampicano, quindi è necessario allestire un terrario molto spazioso e arredato di rocce che formano crepacci in cui gli animali possano ritirarsi (almeno uno per ogni animale presente). La temperatura diurna deve avere un range di 25-29°C; di notte si deve operare una sostanziale riduzione, che però non deve scendere sotto i 13°C. L’umidità deve essere mantenuta a livelli molto bassi.

Alimentazione: la dieta deve essere strettamente vegetariana, simile a quella fornita a G. sulcata, in particolare erbe di campo ed erba medica. Un’integrazione minerale-vitaminica, specialmente di calcio, è importante soprattutto per i giovani e le femmine in riproduzione. La maggior parte dell’acqua di cui necessitano è ricavata dall’alimento, per cui queste tartarughe bevono poco. Si può comunque immergerle un paio di volte al mese in un recipiente d’acqua tiepida (il livello dell’acqua deve essere molto basso, per evitare il pericolo di annegamento).

Riproduzione: in natura l’accoppiamento ha luogo a gennaio, e la deposizione in luglio-agosto. Viene deposto un solo uovo per volta, con due o più deposizioni a intervalli di 6-8 settimane. In cattività, l’accoppiamento si può verificare tutto l’anno, ma pare che i risultati migliori si ottengano simulando un fotoperiodo simile a quello naturale, variando nel corso dell’anno la durata delle ore di luce. Le uova vanno incubate a 30°C; il tasso di umidità non è molto rilevante, e può oscillare senza problemi dal 50 al 90%. La schiusa si verifica in media dopo 140-190 giorni, ma può avvenire anche dopo 8 mesi. I piccoli alla nascita misurano 4 cm e pesano 16-18 grammi. Si è appurato che con certi soggetti in cattività si hanno scarsi successi riproduttivi, mentre altri si riproducono senza difficoltà. Ciò è probabilmente dovuto all’ampia diversificazione genetica di questa specie, per cui occorrebbe riprodurre individui provenienti dallo stesso areale.

Legislazione: è in Appendice II CITES e in Allegato A del Regolamento CE 2724/2000. Nel libro rosso IUCN è classificata vulnerabile (VU A1bd).

Curiosità: gli individui di cattura sono in genere fortemente debilitati e, se anche sopravvivono, si adattano male alla cattività.

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Kinixys homeana – Testuggine di Home

Nome comune: Testuggine di Home.

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Testudinidae, genere Kinixys. Non sono riconosciute sottospecie.

Origine e habitat naturale: si trova nell’Africa occidentale, dalla Liberia al Camerun, e anche nella parte orientale del Congo. Abita le foreste tropicali, ma sembra preferisca un habitat leggermente meno umido di quello di K. erosa. Del suo comportamento in natura si sa pochissimo.

Descrizione: il carapace è allungato e può raggiungere i 23 cm di lunghezza. Caratterizzato dall’angolo molto pronunciato che forma a livello della cerniera, per cui la pare posteriore del carapace è pressoché verticale. Gli scuti marginali anteriori sono svasati ma meno inclinati in alto di quelli di K. erosa, mentre quelli marginali posteriori sono molto svasati e dentellati. Il colore può essere uniforme, marrone chiaro o scuro, o screziato di giallo, oppure può essere presente un bordo scuro sugli scuti centrali e laterali. Il piastrone è marrone chiaro o scuro con i margini gialli. Le zampe anteriori hanno cinque dita e la punta della coda presenta un tubercolo corneo.

Dimorfismo sessuale: il maschio ha la coda più lunga e grossa, il piastrone concavo ed è più piccolo.

Mantenimento in cattività: analogo a quello di K. erosa.

Alimentazione: analoga a quella di K. erosa.

Riproduzione: in natura il periodo minimo di incubazione è di 5 mesi; le condizioni di incubazione artificiale sono probabimente simili a quelle di K. erosa. I piccoli alla nascita sono lunghi4,2-4,7 cm e hanno il bordo della corazza molto dentellato.

Legislazione: é inclusa in Appendice II CITES e in Allegato B del Reg. CE 2724/2000. Non è valutata nel libro rosso IUCN per mancanza di dati (DD).

 


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Kinixys erosa – Testuggine serrata

Nome comune: Testuggine serrata.

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Testudinidae, genere Kinixys. Non sono riconosciute sottospecie.

Origine e habitat naturale: vive in Africa occidentale (Gambia, Congo, Uganda, Cabinda e Angola) nelle foreste tropicali pluviali, dove predilige le zone umide paludose e le rive dei fiumi. Entra spesso in acqua ed è in grado di nuotare, mentre sulla terraferma resta spesso nascosta tra la vegetazione o le foglie morte. Più attiva all’alba e al tramonto.

Descrizione: è la più grande delle Kinixys, con una lunghezza che arriva a 32 cm. Il carapace è allungato, posteriormente inclinato verso il basso e con il bordo dentellato, e gli scuti marginali anteriori sono svasati e leggermente inclinati verso l’alto. Il colore è marrone scuro, e a volte il centro degli scuti è giallo o arancio. Le zampe anteriori hanno cinque dita e la punta della coda presenta un tubercolo corneo.

Dimorfismo sessuale: nei soggetti maschi la coda è più lunga e spessa, gli scuti gulari del piastrone i proiettano più anteriormente e il piastrone è leggermente concavo.

Mantenimento in cattività: richiede un habitat caldo e umido, luci tenui e molta tranquillità. Durante la stagione calda può essere allevata all’aperto in un recinto con una folta vegetazione da tenere molto umido, ma di notte deve essere ricoverata al caldo (tranne che nelle nottate più calde). Nella stagione fredda va invece sempre tenuta in un terrario di tipo tropicale riscaldato con materassini o cavetti, posti al di sotto del contenitore, che creino una temperatura uniforme di 28°C. Non è necessario illuminare il terrario, visto che è sufficiente l’illuminazione della stanza. Si deve fornire un nascondiglio, per esempio un pezzo di corteccia, sotto cui l’animale passerà buona parte del tempo, e un ampio contenitore d’acqua nel quale possa immergersi.

Alimentazione: è simile a quella di K. belliana, anche se la quota di alimenti di origine animae può essere offerta più saltuariamente (ogni 2-3 settimane). Accetta anche topi morti.

Riproduzione: i maschi sono particolarmente bellicosi tra loro e il corteggiamento della femmina è piuttosto irruente, simile a quello di T. hermanni. Vengono deposte da 1a 4 uova per volta e le condizioni di incubazione sono simili a quelle di K. belliana, sebbene l’umidità relativa debba essere maggiore (attorno al 90%). La schiusa può richiedere 140-157 giorni. I piccoli alla nascita presentano un carapace con il bordo molto dentellato e sono lunghi 4-4,5 cm.

Legislazione: è inclusa in Appendice II CITES e in Allegato B del Reg. CE 2724/2000. Non è valutata nel libro rosso IUCN per mancanza di dati (DD).

 


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Kinixys belliana – Testuggine di Bell

Nome comune: Testuggine di Bell

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Testudinidae, genere Kinixys. Le popolazioni delle diverse aree sono piuttosto variabili, ma al momento sono riconosciute solo due sottospecie. Kinixys belliana belliana, che occupa le aree più orientali e di solito presenta quattro dita negli arti anteriori. In entrambe le sottopecie gli arti posteriori presentano sempre quattro dita.

Origine e habitat naturale: Kinixys belliana ha il range di distribuzione più ampio del genere Kinixys, che va dalla Somalia verso sud fino allo Swaziland e Kwazulu-Natal, verso occidente fino al Congo e attraverso l’Africa occidentale fino al Senegal; è presente anche in Madagascar, dove è stata presumibilmente 1500 anni fa. L’habitat naturale è rappresentato da savane e pianure erbose asciutte, tutte aree con un clima caratterizzato da stagioni secche e umide ben distinte. Durante la stagione calda va in estivazione interrandosi sul fondo di pozze d’acqua o nella fanghiglia, mentre è attiva durante la stagione delle pioggie.

Descrizione: il carapace, di forma allungata e dal profilo arrotondato, è lungo fino a 22 cm e ha una colorazione molto variabile: di solito la parte centrale degli scuti è gialla o rosso-marrone, mentre il resto degli scuti è marrone scuro o nero. Il piastrone è giallo con strie scure. Le dita delle zampe anteriori possono essere cinque o quattro. La punta della coda ha un tubercolo corneo.

Dimorfismo sessuale: il maschio ha la coda più lunga e grossa e il piastrone leggermente concavo, mentre nella femmina è piatto.

Mantenimento in cattività: rispetto alle altre Kinixys, Kinixys belliana richiede un ambiente più asciutto. Nei climi caldi durante la stagione calda può essere allevata all’aperto, in un recinto con molta vegetazione (che fornisca ombrra e riparo) da tenere regolarmente spruzzato d’acqua. Indisensabile, però, è che gli animali abbiano accesso a un piccola serra riscaldata durante le notti fresche e nelle giornate di cattivo tempo. Durante il periodo freddo è invece indispensabile la sitemazione in un terrario, all’interno del quale la temperatura deve andare da una zona più fresca a 24°C a un punto più caldo localizzato di 28°C, mentre l’umidità deve essere elevata (attorno al 60-90%). Durante l’inverno la temperatura può essere mantenuta leggermente più bassa (24°C di giorno e 18°C di notte) e l’umidità più elevata, spruzzando il terrario più di frequente. Il fondo ideale è costituito da terriccio ricoperto di foglie secche, anch’esso mantenuto leggermente umido. Indispensabile, all’interno del terrario, è la presenza di un recipiente d’acqua in cui la tartaruga possa immergersi, mentre la presenza di un rifugio permette a questo timido rettile di nascondersi e sentirsi al sicuro. I soggetti che provengono dal Sud Africa vanno brevemente in letargo durante l’inverno, ma in cattività il letargo può essere evitato per non rischiare di danneggiare la salute degli animali. Se tuttavia dovesse rendersi indispensabile per stimolare l’inizio dell’attività riproduttiva, si può abbassare la temperatura del terrario a 12-14°C da dicembre a gennaio e mantenere l’umidità meno elevata. I maschi sono molto aggressivi tra loro, soprattutto nella stagione riproduttiva: è dunque consigliabile tenerne solo uno per terrario.

Alimentazione: Kinixys belliana, come le altre Kinixys, è onnivora. Deve essere alimentata con invertebrati (larve, lombrichi, insetti, lumache,chiocciole) una volta la settimana, con vari tipi di frutta e verdura (insalata e altre verdure a foglia, pomodori, mele, pere, uva, banane, pesche, meloni, arance, mango) e con funghi. Molto saltuariamente le si può offrire del cibo per cani a basso contenuto di grassi. Fondamentale è rimuovere dal terrario gli alimenti non consumati durante la giornata. Regolarmente (tutti i giorni nei soggetti in crescita e nelle femmine in riproduzione) è consigliabile aggiungere alla dieta un buon integratore minerale-vitaminico e del calcio.

Riproduzione: le femmine raggiungono la maturità sessuale a circa 10 anni di età. Le uova, prodotte nella stagione estiva, sono da 4 a 8 per covata (le covate possono essere moltepilici nel corso di una stagione). La femmina deve avere a disposizione un terreno morbido dove scavare per deporre le uova. La temperatura di incubazione ideale è di 30-31°C, l’umidità del 75-80% e il substrato deve essere costituito da vermiculite umida. Il tempo di schiusa  mediamente di 90-110 giorni, ma in certi casi molto più lungo (sono infatti riportati casi di 10-12 mesi, sia in incubatrice sia allo stato naturale).

Legislazione: è inclusa in Appendice II CITES e in allegato B del Reg. CE 2724/2000. Non è elencata nel libro rosso IUCN.


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Indotestudo elongata – Tartaruga a testa gialla

Nome comune: Tartaruga a testa gialla.

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Testudinidae, genere Indotestudo. Non esistono sottospecie. In precedenza era classificata come Geochelone elongata.

Origine e habitat naturale: il suo range di distribuzione comprende Nepal, Bangladesh, India del nordest, Myanmar, Laos, Thailandia, Cambogia, Guangxi (Cina) fino a Penang (Malesia). Vive in foreste decidue e savane, ambienti a clima caldo e asciutto. Più attiva all’inizio della stagione delle pioggie, che è anche il periodo in cui si svolge l’attività riproduttiva. Sembra che si muova soprattutto al mattino e al tramonto, e che non ami esporsi direttamente al sole, ma che riesca a sopportare temperature ambientali molto elevate.

Descrizione: può arrivare a 36 cm di lunghezza. Il carapace, di forma allungata, è cupoliforme ma può avere una forma più appiattita nei maschi adulti. Ha colore giallo-marrone o oliva, con disegni neri. Il piastrone è giallastro e può avere disegni neri. La testa, di colore giallo o crema, durante la stagione degli accoppiamenti assume un colore rosato intenso intorno alle narici e agli occhi. Le zampe sono di colore marrone o oliva.

Dimorfismo sessuale: il maschio è leggermente più grande; ha un piastrone lievemente concavo e gli scuti anali formano un V più aperta. La sua coda è più lunga e spessa. Nella femmina il piastrone è piatto, gli scuti anali hanno una forma più arrotondata e la coda è più piccola.

Mantenimento in cattività: Indotestudo elongata è una specie delicata e difficile da allevare in cattività, facilmente soggetta a stress. Richiede molto spazio e non adatta ai terrari chiusi. I maschi, molto territoriali, possono lottare tra loro se rinchiusi nello stesso ambiente. La temperatura diurna va mantenuta tra i 26 e i 30°C in estate, a 24°C in inverno. Di notte la temperatura va ridotta a 18°C. Deve essere sempre disponobile un contenitore con acqua, dove questa tartaruga ama immergersi per molte ore al giorno. Non deve essere fatta andare in letargo.

Alimentazione: questa tartaruga è onnivora, con preferenza per gli alimenti di origine vegetale. La dieta deve basarsi su una gran varietà di verdure e di frutta ben matura; gli alimenti di origine animale vanno offerti solo occasionalmente (insetti, chiocciole, cibo secco per cani di tipo magro reidratato).

Riproduzione: in natura la deposizione delle uova (1-7 per covata) avviene in giugno e ottobre; i tempi di incubazione vanno da 96 a 165 giorni. I piccoli alla nascita sono lunghi 3-5 cm con un peso di 17-27 g.

Legislazione: è elencata in Appendice II e Allegato A dei Regolamenti CE; nel liro rosso IUCN è considerata in pericolo (EN A1cd + 2cd).