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Aromatizzanti

Arancio Dolce

Famiglia : Rutaceae

Nomi locali : Portugà, Setron, Naranzaro, Melangolo, Purtuallo, Aranzu

 

Principi attivi : diversi oli essenziali con composizioni diverse

Proprietà : aperitive, digestive, antispasmodiche, sedative, aromatiche

Usi e funzioni :

L’ arancio dolce è utilizzato moltissimo per la preparazione di liquori, bevande e sciroppi, viene utilizzato anche nelle industrie farmaceutiche per dare un sapore gradevole ai medicinali. Dai fiori si può ricavare un infuso utile in casi di insonnia o eccitazione nervosa, specialmente nei bambini, mentre la scorza viene utilizzata come rimedio casalingo per una cattiva digestione.

Preparati per ingestione :

Utilizzando la scorza :

Decotto : 1-2 scorzette in 100 ml di acqua, bere una tazza per aiutare la digestione.

Utilizzando i fiori secchi :

infuso : 2 g in 100 ml di acqua, bere in quantità variabile, dalla tazza alla tazzina, per ridurre insonnia ed eccitazione nervosa.

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Aromatizzanti

Arancio Amaro

Famiglia : Rutaceae

Nomi comuni : Arancio forte, Arancio selvatico, Chinotto

Nomi locali : Margaitin, Sitrounie, Portugal, Naranzar, Cetrangolo

 

Principi attivi : olio essenziale, esperdina, limonina

Proprietà : aperitive, digestive, aromatiche, sedative, antispasmodiche

Usi e funzioni :

Le preparazioni ottenute dalla scorza dell arancio amaro favoriscono appetito e digestione e riducono i dolori allo stomaco. Le foglie vengono utilizzate in infusi alle proprietà sedative e antispasmodiche, mentre dai fiori freschi si ottiene un acqua distillata che è la base per molti cosmetici anticongestionanti.

Preparati per ingestione :

I seguenti preparati stimolano appetito, digestione ed alleviano i dolori allo stomaco :

Utilizzando la scorza :

Infuso : 2 g in 100 ml di acqua, una tazzina prima o dopo i pasti.

Tintura : 20 g n 100 ml di alcool a 70°, lasciar macerare per 15 giorni, assumere mettendo 20 gocce su zucchero o in acqua.

Tintura vinosa : 3 g in 100 ml di vino dolce, lasciar macerare per 10 giorni, bere un bicchierino dopo i pasti.

Elisir : sciogliere 15 g di tintura in una miscela di 100 g di alcool a 95°, 50 g di zucchero e 25 g di acqua, bere un bicchierino dopo i pasti.

Utilizzando le foglie secche :

Infuso : 2 g  in 100 ml di acqua, bere una tazza prima di andare a dormire per avere un effetto sedante sullo stomaco.

Utilizzando i fiori secchi :

Infuso  : 2 g in 100 ml di acqua, bere in quantità variabile, dalla tazzina alla tazza, come rimedio per l’ insonnia.

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Aromatizzanti

Anice Verde

Famiglia : Apiaceae

Nomi locali : Anexi, Anis, Andes, Ciminu Duci

 

Principi attivi : resine, olio essenziale contenente anetolo

Proprietà : aromatiche, aperitive, digestive, antispasmodiche

Usi e funzioni :

L’ anice verde è una pianta che ha un larghissimo impiego grazie alle sue proprietà aromatiche e salutari. Viene utilizzato molto nella preparazione di liquori e dolci a seguito del suo aroma gradevole e dolciastro mentre nei preparati medicinali viene usato come correttivo per sapori e odori sgradevoli. In dosi opportune favorisce appetito, digestione ed eliminazione di gas intestinali, agendo anche come antisettico nel tubo digerente. L’ anice risulta utile anche in caso di crampi intestinali, insonnia ed eccitazione nervosa. Tradizionalmente si dice che stimoli la secrezione lattea e regoli il ciclo mestruale.

Preparati per ingestione :

Utilizzando i frutti :

Infuso : 1 g in 100 ml di acqua, bere una tazza dopo i pasti principali in caso di insonnia, crampi intestinali o eccitazione nervosa.

Tintura : 20 g in 100 ml di alcool a 70°, far macerare per 10 giorni, assumere mettendo 10-20 gocce in acqua o su zucchero, senza mai superare le 50 gocce al giorno.

 

 

 

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Angelica

Famiglia : Apiaceae

Nomi comuni : Arcangelica, Angelica di Boemia

Nomi locali : Ceciel, Bramose, Angelica odorata, Sambugari

 

Principi attivi : resine, tannini, olio essenziale

Proprietà : aperitive, digestive, stimolanti, antispasmodiche, antisettiche

Usi e funzioni : Una delle piante con il maggior utilizzo nella preparazione di liquori grazie alle sue caratteristiche aromatiche e digestive. Va sempre utilizzata in quantitativi molto bassi perché, utilizzata con il giusto dosaggio agisce come stimolante mentre a dosi alte ha una forte azione depressiva, stimola inoltre appetito digestione, aiuta in caso di dolori allo stomaco e favorisce l’ eliminazione dei gas intestinali.

Preparati per ingestione :

Utilizzando le radici :

infuso : 2 g in 100 ml di acqua, bere a bicchierini.

Tintura vinosa : 2 g in  100 ml di vino bianco, lasciar macerare per 10 giorni, bere a bicchierini.

Elisir : 8 g di radici, 40 g di zucchero, 100 g di alcool e acqua per arrivare a un litro, lasciar macerare per 10 giorni, filtrare a aggiungere acqua e zucchero.

Utilizzando i frutti :

Infuso : 4 g in 100 ml di acqua, da utilizzare come antispasmodico bevendone 2-3 tazzine al giorno.

 

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Aromatizzanti

Alloro

Famiglia : Lauraceae

Nomi comuni : Lauro

Nomi locali : Orfoegiu, Romolino, Orench, Tivalor, Melauro

 

Principi attivi : olio essenziale, sostanze grasse, tannino, amidi, resine

Proprietà : aromatiche, aperitive, digestive, stimolanti, leggermente antisettiche, espettoranti

Usi e funzioni :

Le foglie alloro vengono utilizzate soprattutto in cucina dato che, oltre a dare un buon aroma, stimolano appetito e digestione, ma hanno anche altri utilizzi, ad esempio rimuovono il muco presente nella trachea e nei bronchi (proprietà espettorante), possono essere utilizzate come antireumatico, in dosi moderate stimolano il corpo e purificano il tratto gastrointestinale. I frutti sono destinati ad uso esterno per proprietà antisettiche, lenitive e leggermente antidolorifiche

Preparati per ingestione :

Utilizzando le foglie :

Infuso : 1 g in 100 ml di acqua, bere una tazzina quando si avvertono fastidi all intestino o allo stomaco.

Preparati per uso esterno :

Utilizzando le foglie :

Infuso : mettere una manciata di foglie nell’ acqua molto calda per immergerci le estremità del corpo stanche che sudano facilmente.

Utilizzando i frutti :

Tintura oleosa : mettere 20 g di frutti in 100 ml di olio di semi o di oliva, lasciar macerare per 5 giorni, frizionare con cotone imbevuto su parti doloranti del corpo.

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Aromatizzanti

Achillea Muschiata

Famiglia: Asteraceae

Nome Comune: Achillea Muschiata

Altri Nomi: Erba livia Erba mascarpone, Genepi

 

Principi attivi : olio essenziale, sostanze amare

Proprietà :

aromatiche, aperitive, digestive, leggermente diuretiche

Usi e funzioni :

L’ achillea moscata è una delle piante più utilizzate per la preparazione di liquori, soprattutto in amari, aperitivi e digestivi, mentre fondamentale nella preparazione del genepi. Il gusto amaro ed aromatico stimola la produzione dei succhi gastrici, favorendo l’ appetito, favorisce la digestione e aiuta in caso di alito cattivo, senso di peso, dolori allo stomaco e produzione di gas intestinali.

Preparati per ingestione :

Utilizzando le foglie e le sommità fiorite :

Infuso : 3 g in 100 ml di acqua, bere una tazzina prima e dopo i pasti.

Tintura : 20 g in 100 ml di alcool a 50°, lasciar macerare 10 giorni, assumere un cucchiaino di tintura prima o dopo i pasti principali.

Tintura vinosa : 20 g in 100 ml di vino bianco, lasciar macerare 10 giorni, berne un bicchierino prima o dopo i pasti principali.

Elisir : Macerare 50 g di sommità fiorite in 800 ml di alcool per 15 giorni, filtrare e aggiungere 200 g di zucchero, berne un bicchierino dopo i pasti principali.


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Allevamento

L’ allevamento delle tartarughe acquatiche

Sono molte le specie di tartarughe con abitudini prettamente acquatiche o semiacquatiche che si possono acquistare presso i punti di vendita tradizionali, gli allevamenti amatoriali e le mostre per rettili e allevare in cattività, più o meno facilmente. A secondo della loro dimensioni e dell’area di provenienza, potrete utilizzare vari tipi di strutture di allevamento, sia all’ aperto sia al chiuso, in qualche caso alternando la permanenza degli animali all’ interno e all’esterno in base alla stagione e alla zona in cui abitate.

Le specie di tartarughe provenienti da aree climatiche boreali fredde e continentali, superato il periodo di quarantena e di acclimatazione possono vivere all’ aperto praticamente tutto l’ anno, le specie provenienti da zone temperate calde e calde – umide possono vivere all’ aperto per alcuni mesi del anno. Qualunque sia la struttura di allevamento scelta, è importante che abbia dimensioni e caratteristiche tali da consentire alle tartarughe ospitate di effettuare l’ indispensabile .

Le tartarughe sono presenti sulla Terra da quasi trecento milioni di anni e sono sopravvissute ai loro ben più temibili parenti, i dinosauri.
Si tratta di rettili che hanno esigenze molto diverse a seconda della specie di appartenenza; esistono infatti tartarughe prevalentemente acquatiche come le tartarughe marine che approdano sulla terra ferma solo per la deposizione delle uova; altre completamente terricole al altre “acquatiche o palustri” ed è proprio di loro che parleremo nel nostro articolo.
Le tartarughe d’acqua più amate, come per esempio quelle del genere Pseudemys e Chrisemys, possono essere tenute in un acquaterrario.
Con il termine acquaterrario si intente un acquario modificato in cui sia presente anche una zona asciutta sulla quale le tartarughe possono arrampicarsi, per riposarsi o per asciugarsi al sole.
Le dimensioni dell’acquaterrario devono essere proporzionate alla dimensione delle tartarughine che ospiterà, è quindi necessario informarsi sulle dimensioni future delle tartarughe acquistate poiché nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di esemplari molto giovani.
Indispensabile nell’acquaterrario è la presenza del filtro perché le tartarughe d’acqua mangiano molto e di conseguenza sporcano parecchio l’acqua. 
L’uso di un biocondizionatore ci faciliterà molto nella rimozione dei residui organici e degli odori.
È necessaria anche una fonte di illuminazione artificiale poiché le nostre beniamine hanno bisogno di asciugarsi proprio come farebbero in natura sotto i raggi del sole. La luce deve quindi essere disposta sopra alla zona emersa ponendo attenzione al fatto che non possa essere raggiunta dalla tartaruga.
Non ultimo il sistema di riscaldamento (termoriscaldatore) deve mantenere elevata la temperatura dell’acqua dato che molte specie acquatiche hanno esigenze tropicali.
L’alimentazione è un fattore di primaria importanza per il mantenimento in salute delle nostre amiche corazzate. Le tartarughe palustri sono onnivore ma a seconda dell’età e della specie hanno abitudini maggiormente carnivore o vegetariane; è quindi indispensabile informarsi e somministrare il cibo più adatto a seconda delle necessità della nostra testuggine.
Integratori di calcio, vitamine e prodotti per l’igiene del carapace renderanno resistente e vitale il nostro amico acquatico.

Le tartarughe sia acquatiche sia terrestri sono animali curiosi e molto amati da bambini ed adulti, ricordiamoci però che non si tratta di giocattoli.
Richiedono poche e semplici cure che dovremo protrarre nel tempo perché si tratta di animali longevi che possono vivere anche 30/40 anni. Quella di possedere una tartaruga deve essere quindi una scelta responsabile, d’altro canto lei ci accompagnerà a lungo dandoci molto e chiedendoci solo poche ma indispensabili cure.

 

Le strutture di allevamento:

  • terra


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Letargo

Il letargo delle tartarughe terrestri

Considerazioni generali

Le tartarughe terrestri dipendono dal calore solare. Durante la stagione invernale, quesi rettili vanno solitamente in letargo, o ibernazione, come stato di vita latente. Durante questo periodo, la temperatura corporea si abbassa molto e tutti i processi fisiologici alterano il loro svolgersi naturale. Ad esempio, nelle tartarughe delle nostre parti, il letargo è indotto dalla diminuzione della temperature del giorno e quella delle ore di luce. Devono quindi diminuire la loro attività e devono sospendere l’alimentazione, in modo tale che l’intestino si possa svuotare completamente, come preparazione al sonno dell’inverno. Le tartarughe che vanno in letargo sono nello specifico: Testudi Hermanni, Testudo Marginata, Testudo Graeca, Testudo Terrapene ed altre.


La preparazione:

Ovviamente, solo i rettili che sono in buone condizioni, possono ibernarsi: le condizioni fisiche devono essere ottime e devono presentare una certa riserva di grasso. Quelli che invece non sono malati o debilitati, devono essere mantenuti al caldo per tutto l’inverno, alimentati e curati se ce n’è bisogno. Circa un paio di mesi prima del letargo, si deve sottoporre la tartaruga all’esame delle feci e, se necessario, anche al trattamento antiparassitario.Tre o quattro settimane prima dell’ibernazione, la tartaruga di taglia media deve cessare di assumere cibo: infatti, il cibo che non viene digerito, rimanendo nell’intestino, può andare in putrefazione, danneggiando l’animale, e portarlo, in casi eccessivi, a setticemia mortale. L’acqua, viceversa, deve essere mantanuta in abbondanza.Oltre agli esami preventivi, per verificare che la crescita avvenga in modo giusto, si deve controllare regolarmente il peso e la lunghezza della tartaruga.

Le condizioni ideali:

Una delle condizioni ideali per il letargo è la temperatura ambientale: per una buona riuscita dell’ibernazione, la tartaruga deve essere mantenuta a circa 5°C. In questo modo, si addormenta, le riserve corporee vengono consumate minimamente e l’animale non è a pericolo congelamento. In modo particolare, la temperatura non deve mai scendere sotto i 2°C e non deve mai superare gli 11°C. Per il controllo della temperatura, si possono usare i termometri da serra, con l’indicazione di quella massima e di quella minima.Un altro fattore da tenere presente è la durata dell’ibernazione: dipende dal clima e dalla latitudine. Inoltre, nelle tartarughe che si coltivano in cattività, si deve prendere in considerazione anche la taglia, l’età, le riserve di grasso e lo stato di salute generale. In quelle giovani, poi, è preferibile un periodo di letargo breve. In generale comunque, questo periodo non deve superare le 20 settimane. Ogni mese, la tartaruga perde circa l’1% del suo peso corporeo.Altra cosa importante da ricordare è ‘insieme di frequenti ispezioni che la tartaruga dovrà subire duranete il letargo, permettendo di controllare le condizioni di salute, e nel caso, di prendere in tempo eventuali problemi. Molti consigliano di interrompere l’ibernazione se si nota che l’animale ha urinato (l’urina conservata nella vescica rappresenta una riserva idrica che può salvare l’animale da disidratazione). Secondo altri, bisogna svegliare la tartaruga ogni due o quattro settimane, riscaldarle, lasciarle in acqua tiepida a 24°C, per farle bere. I questo modo si può ispezionare bene l’animale, che entro un paio di ore dovrebbe aprire gli occhi. Se è sana, si asciuga e si rimette a ibernare: in caso contrario, si interrompe il letargo e si tiene al caldo l’animale.

Il letargo al chiuso e all’ aperto:

L’ibernazione può essere fatta sia al chiuso che all’aperto. In quella al chiuso, si devono usare due contenitori, uno dentro l’altro: quello più piccolo può essere una scatola in cartone o di polistirolo, con delle aperture per il passaggio dell’aria, riempita con materiale isolante, di dimensioni poco superiori a quelle della tartaruga. Fra le due scatole si mette altro materiale isolante. Così l’animale rimane sempre protetto.La stanza di conservazione del contenitore dovrà essere mantenuta pressochè sempre alla stessa temperatura, mai superiore ai 10°C e mai inferiore allo zero. Si possono ibernare anche nel frigorifero, ricordandosi del ricambio di aria periodico; questo è un metodo utile soprattutto per le tartarughe molto giovani, entro il loro primo anno di vita.Per quanto concerne al letargo all’aperto, le tartarughe mediterranee riducono piano piano l’assunzione del cibo avvicinandosi all’autunno, fino a smettere di alimentarsi del tutto qualche settimana prima. Lìapparato digerente dovrà presentarsi completamente vuoto. Arrivate al punto critico, iniziano a scavare nel terreno, interrandosi successivamente.I rischi che corrono sono legati all’attacco possibile di predatori o all’inondazione, per una pioggia intensa. Inoltre, se la temperatura invernale è troppo mite, cioè anche sopra ai 10°C, il metabolismo della tartaruga può provocare un consumo eccessivo delle riserve.È evidente poi che in questo modo, l’animale non può essere ispezionato regolarmente. Per superare questo problema è trovare un compromesso fra i due sistemi, cioè lasciar andare la tartaruga spontaneamente in letargo all’aperto in un apposito rifugio edificato, costruito con del materiale resistente e isolante (tettoia apribile, dispositivi di areazione chiusi con delle reti metalliche, tutto imbottito con del terriccio e uno strato di foglie secche ecc);



Il risveglio:
Se sentite le vostre testuggini muoversi nella scatola, accertatene subito la ragione. Se una tartaruga dovesse svegliarsi dal letargo prima del tempo, può essere sintomo che c’è qualcosa che la disturba (occorre allora spostarla) o che l’animale sia malato (verificatene lo stato di salute generale) oppure che non abbia una sufficiente riserva di grasso per portare a termine il letargo (pesatela: non deve aver perso più dell’1%/mese del suo peso normale): in tali casi occorre interrompere immediatamente l’ibernazione. A causa di brusche variazioni climatiche impreviste (la temperatura si alza improvvisamente e sensibilmente per un breve periodo per poi ritornare in media invernale), la tartaruga potrebbe però svegliarsi e ritornare attiva per un po’ di tempo. Fornitele subito una buona dose d’acqua: si reidraterà per poi tornare a dormire non appena la temperatura rientrerà nella norma. Se però questo comportamento si ripetesse più volte, allora dovete artificialmente provvedere a riscaldarla e fornirle la giusta dose di luce facendola svernare in casa! Non alimentatela assolutamente per poi re-ibernarla: una volta ben sveglia ed alimentata, non deve più ritornare in letargo.Controllate la presenza di urina durante gli ultimi giorni di letargo: se ha rilasciato fluidi rischia la disidratazione e quindi significa che è ora di risvegliarla. Non lasciate la vostra tartaruga in letargo fino a fine Aprile o ai primi di Maggio: potrebbe essere debilitata o in difficoltà. In media, dovrebbero uscire dal letargo verso la fine di Marzo.Quando i giorni si allungano e la temperatura comincia ad alzarsi, le vostre tartarughe o testuggini ibernate cominceranno a muoversi. Per aiutarle in questa fase, fate fare loro un bel bagnetto in una vasca non troppo alta, con acqua tiepida (immergetele voi nella vasca!!!). Le tartarughe cominceranno subito a bere per reintegrare le loro scorte idriche, liberarsi delle tossine accumulatesi nei reni e ripulire tutto l’organismo. Fatele subito bere: è più importante, in questo momento, reidratarle che alimentarle. Se la tartaruga o la testuggine rilascia nell’acqua un fluido scuro non spaventatevi. E’ del tutto normale che, dopo il letargo, abbiano degli accumuli nella loro vescica: ritornando a bere finalmente dell’acqua fresca, la prima cosa che fanno è eliminare i fluidi che hanno tenuto in vescica nei mesi passati (in natura, dove l’acqua è scarsa, una tartaruga può conservare l’acqua nel suo corpo fino alla pioggia successiva, anche per lunghissimo tempo!!!). La tartaruga dovrebbe ricominciare a mangiare dopo alcuni giorni dal risveglio. Non indugiate ad alimentarla anche se la temperatura del suo corpo è troppo bassa. Non appena comincia ad alimentarsi, occorre provvedere a termoregolarla: vale a dire, riscaldarla con un riscaldatore o con una lampada a luce calda o, meglio ancora, esponendola alla luce solare diretta, facendo attenzione agli sbalzi di temperatura.

Risveglio
Per evitare il letargo:
Quando per vari motivi si sceglie di impedire il letargo occorre fornire alle tartarughe un ambiente ottimale per farle svernare, in modo che restino attive durante tutto l’ inverno. A tale scopo bisogna allestire un terrario in cui fornire artificialmente luce e calore a partire dall’ autunno fino alla primavera successiva.

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L'acquisto

Suggerimenti per l’acquisto

Prima di procedere all’acquisto di uno di questi affascinanti rettili è opportuno fare alcune considerazioni, per evitare di poter rimpiangere la decisione nell’incapacità di gestire questa specie. Acquistare una tartaruga affetta da qualche malattia, anche se apparentemente lieve, può sembrare un buon affare ma potrebbe trasformarsi in un ulteriore impegno economico, senza contare che il rettile potrebbe morire di lì a breve o contagiare altre specie, con conseguenze disastrose. Nella scelta della specie è inoltre essenziale considerare lo spazio che il rettile necessita da adulto e la longevità di questi animali, di qui si dovrà occupare per vari decenni. Bisogna infine considerare come organizzarsi nel periodo delle vacanze, cioè pensare a chi affidare gli animali.

DOVE COMPRARE UNA TARTARUGA

Le tartarughe possono essere acquistate nei negozi per animali, da allevatori amatoriali e, talvolta, alle mostre per rettili, molto diffuse in alcune nazioni europee. In ogni caso, è bene rivolgersi a persone che hanno una buona reputazione, che danno garanzie di affidabilità. Il venditore deve insomma dimostrare di avere una buona conoscenza della specie e dei suoi requisiti di allevamento. Se l’acquisto avviene in un negozio, non bisogna mai dimenticare di farsi rilasciare la fattura. Prima dell’acquisto è necessario controllare con cura come sono tenuti gli animali.

LA SCELTA DELLA SPECIE

Le tartarughe possono essere acquistate attraverso i canali tradizionali, ovvero, recandosi in un negozio di animali, da un allevatore o sulle bancarelle durante fiere e mercatini specializzati. Negli ultimi anni, però, ha avuto una notevole diffusione anche l’acquisto di rettili su internet. Sono numerosi i siti specializzati che vendono esemplari di tartarughe di varie specie. Quando si acquista una tartaruga bisogna sempre assicurarsi che l’animale sia accompagnato dal certificato cities con cui si accerta la provenienza legale della tartaruga. Gli animali che ne sono sprovvisti, infatti, o sono stati importati illegalmente o appartengono a specie protette e quindi acquistandoli si commette un reato. E’ consigliato, prima di acquistare una tartaruga, informarsi sulle specie consentite e su quelle vietate dalla legge. Se si acquista una tartaruga su internet è consigliabile recarsi personalmente a ritirare l’animale e evitare di farselo spedire, poiché, non trattandosi di un pacco, ma, di un essere vivente potrebbe risentire delle precarie condizioni del viaggio. Inoltre solo andando a ritirare la tartaruga personalmente ci si può accertare con sicurezza delle condizioni di salute dell’animale. Rispetto a quelle di terra, le tartarughe d’acqua sono più facilmente reperibili nei negozi di animali, mentre per le testuggini occorre andare a comprarle direttamente in un allevamento.

DI CATTURA O DI ALLEVAMENTO?

Le tartarughe che si trovano in commercio possono essere esemplari nati in cattività o catturati nel loro ambiente naturale. È comunque opportuno, per ragioni sia etiche sia di convenienza, combattere senz’altro per animali nati in cattività. Tutte le specie di tartarughe terrestri e acquatiche allo stato naturale sono infatti minacciate di estinzione, sia a causa della distruzione del loro habitat sia a causa del commercio indiscriminato, più o meno legale, cui sono soggette.

 

DI CHE ETA’?

I soggetti molto giovani costano meno degli individui più grandi, ma sono anche più delicati nel primo periodo della loro vita. Le tartarughine molto giovani sono presumibilmente nate in cattività, quindi in teoria più facili da allevare rispetto ai soggetti di cattura.

QUANTI ANIMALI?

Chi non ha molta esperienza nell’allevamento delle tartarughe è bene che si limiti inizialmente a non più di uno o due soggetti. Il numero di soggetti che si intende tenere dipende poi anche dalla possibilità di spazio, tempo e denaro. È ovviamente preferibile limitarsi al numero di esemplari di cui è in grado di prendersi cura piuttosto che diventare “collezionisti” di tartarughe, accumulando animali ai quali non si è in grado di badare in modo appropriato.

LE SPECIE PROTETTE

Callagur borneoensis – Tartaruga dipinta del Borneo

Cuora amboinensis – Tartaruga scatola malese

Cuora flavomarginata – Tartaruga scatola cinese

Cuora galbinifrons – Tartaruga scatola indocinese

Geochelone platynota – Testuggine appiattita

Indotestudo elongata – Testuggine dalla testa gialla

Lissemys punctata – Tartaruga alata indiana

Manouria emys – Tartaruga bruna birmana

Manouria impressa – Testuggine impressa

Morenia ocellata – Tartaruga ocellata birmana

Testudo horsfieldii – Tartaruga di Horsfield

LA QUARANTENA

Ogni tartaruga appena acquistata va rigorosamente separata da qualunque altro rettile che già si possiede. Infatti è importante rispettare un periodo di quarantena che, considerato il lento metabolismo di questi animali, potrebbe durare circa 3 mesi, meglio 6. Porre un’animale appena acquistato assieme ad altri esemplari potrebbe portare alla diffusione a tutta la colonia di eventuali problemi infettivi o parassitari. Nel periodo di quarantena si potrà osservare con attenzione se la tartaruga si comporta normalmente, se e quando si alimenta e verificare la consistenza delle feci. Nel caso compaiano sintomi di malattia, ad esempio colo, si dovrà consultare prima possibile un veterinario. Se, invece, non si verificano problemi, al termine del periodo di quarantena la tartaruga potrà essere collocata nella sua sede definitiva cioè assieme ad altre specie.

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Specie

Trachemys scripta-Scivolatrice comune

Nome comune: scivolatrice comune.

 

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Emydidae, genere Trachemys, sottospecie Trachemys scripta scripta, Trachemis scripta elegans e Trachemys scripta troostii.

Origini e habitat: è diffusa negli Stati Uniti centromeridionali, nella valle del Mississippi e dei suoi affluenti, in Alabama, Oklahoma, Arkansas, Kentucky, Kansas, Tennessee, Louisiana, Missouri, Indiana, Illinois e New Messico. Vive in insenature e tratti di fiumi, stagni, acquitrini con fondale melmoso, a corso lento con densa vegetazione superficiale e sommersa e con abbondanza di approdi asciutto per riscaldarsi al sole.

Descrizione: dimensioni del carapace molto variabili in base alle condizioni di allevamento e dal sesso, vanno dai 12 ai 28 cm raggiunti solo dalle femmine. Carapace di un bel verde acceso da piccoli e tendente a scurirsi da adulte e in alcuni casi quasi nero. Piastrone totalmente giallo ma si può presentare una macchia nera sullo scuto gulare. Sulla pelle presentano delle striature giallastre e sulla membrana timpanica presentano una sorta di “C”

Dimorfismo sessuale: il riconoscimento del sesso avviene attraverso l’individuazione dei caratteri sessuali secondari piuttosto evidenti nei soggetti adulti e subadulti. La coda del maschio è più lunga, robusta, grossa e larga alla base, unghie molto sviluppate soprattutto alle estremità degli arti anteriori e carapace appiattito. La femmina ha coda e unghie corte e carapace abbombato. Generalmente la femmina ha una carapace più lungo rispetto a quello del maschio.

Mantenimento in cattività: Le tartarughe del genere Trachemys sono onnivore. Sono animali particolarmente voraci, quindi se tenute in cattività devono essere supervisionate per quanto riguarda la quantità del cibo. I giovani esemplari, di età inferiore ai tre anni, sono prevalentemente carnivori e si nutrono di piccoli invertebrati vertebrati. Il cibo a base proteica migliore da dare alle tartarughe Trachemys è il pesce di lago o fiume fresco. Da piccole è giusto che mangino una volta al giorno e la quantità deve essere equivalente alla testa della tartaruga. Con l’avanzare dell’età la dieta deve variare e al pesce si aggiungeranno i vegetali. Una volta adulte è giusto che mangino in media ogni 2-3 giorni. In natura queste tartarughe prediligono piante acquatiche, ma in assenza di queste gli allevatori potranno dare foglie di tarassacocicoriaradicchiobasilicozucchina, carota, pisellifave. Sarebbe meglio evitare l’insalata, eccetto la lattuga romana, in quanto può dare qualche problema durante la digestione.È invece obbligatorio, per i primi anni di vita e nell’uscita dal letargo, la presenza di un osso di seppia nella vasca. Gli ossi di seppia sono reperibili dal pescivendolo o nei negozi di animali in quanto vengono venduti per gli uccelli in gabbia. È necessario poiché fornisce il calcio per far crescere nel modo corretto il guscio della piccola Trachemys.In commercio vengono trovati facilmente dei mangimi in pellet che contengono sali minerali e vitamine. Vanno integrati nella dieta delle tartarughe come degli snack. Sul mercato sono molto diffusi i gamberetti secchi “gammarus” che vengono usati da molti allevatori inesperti come mangime principale per le Trachemys ma in realtà questo mangime è assolutamente sconsigliato in quanto è solo l’esoscheletro del gamberetto, privo di vitamine e ad alto contenuto proteico. I gamberetti secchi possono essere usati come snack ma vanno somministrati raramente e non devono sostituire un pasto. Una cattiva alimentazione è alla base della maggior parte delle morti di questi animali.Le giovani tartarughe possono essere ospitate in un acquaterrario piuttosto ampio, munito di una cospicua area asciutta. Questo deve essere dotato di un termoriscaldatore e di una fonte di luce a raggi ultravioletti A e B in caso di mancanza di luce solare diretta.Le temperature ottimali vanno dai 15 ai 28 °C con una lieve escursione termica giornaliera di circa 5-6 °C; l’umidità dovrebbe aggirarsi attorno al 50-60%. Quando le loro dimensioni cominciano a superare la decina di centimetri di carapace in lunghezza, andrebbero alloggiate all’aperto (in un apposito laghetto oppure in grandi vasche poste all’esterno) per tutto l’anno, eccezione fatta per le aree montane dove si consiglia il ricovero invernale in un locale non riscaldato. Se non fosse possibile ospitare le tartarughe adulte all’aperto, si consiglia di tenerle tutto l’anno in un acquaterrario 100x50x50 (1 esemplare) o 120x60x60 (2 esemplari) a seconda della grandezza che hanno. Per individui adulti la capienza dell’acquaterrario o del laghetto sarebbe meglio che non scendesse sotto i 500 litri.Risentono molto dello stress per cui è meglio non stuzzicarle troppo.

Alimentazione: Le tartarughe del genere Trachemys sono onnivore, le adulte si cibano di piante acquatiche, di invertebrati, anfibi e piccoli pesci. I giovani esemplari sono prevalentemente carnivori.

Riproduzione: I maschi durante il corteggiamento adottano una caratteristica ritualità vibrando le zampe anteriori innanzi al muso della femmina. Le deposizioni delle uova avvengono tra aprile e luglio con schiuse tra luglio e settembre. Alla nascita il carapace dei giovani esemplari è lungo intorno ai 3 cm ed è, rispetto agli adulti, più arcuato e con colorazione più brillante.

Legislazione: L’importazione di Trachemys scripta scripta è al momento legale. Non sono inserite nel libro rosso IUCN.