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Letargo

Il letargo delle tartarughe terrestri

Considerazioni generali

Le tartarughe terrestri dipendono dal calore solare. Durante la stagione invernale, quesi rettili vanno solitamente in letargo, o ibernazione, come stato di vita latente. Durante questo periodo, la temperatura corporea si abbassa molto e tutti i processi fisiologici alterano il loro svolgersi naturale. Ad esempio, nelle tartarughe delle nostre parti, il letargo è indotto dalla diminuzione della temperature del giorno e quella delle ore di luce. Devono quindi diminuire la loro attività e devono sospendere l’alimentazione, in modo tale che l’intestino si possa svuotare completamente, come preparazione al sonno dell’inverno. Le tartarughe che vanno in letargo sono nello specifico: Testudi Hermanni, Testudo Marginata, Testudo Graeca, Testudo Terrapene ed altre.


La preparazione:

Ovviamente, solo i rettili che sono in buone condizioni, possono ibernarsi: le condizioni fisiche devono essere ottime e devono presentare una certa riserva di grasso. Quelli che invece non sono malati o debilitati, devono essere mantenuti al caldo per tutto l’inverno, alimentati e curati se ce n’è bisogno. Circa un paio di mesi prima del letargo, si deve sottoporre la tartaruga all’esame delle feci e, se necessario, anche al trattamento antiparassitario.Tre o quattro settimane prima dell’ibernazione, la tartaruga di taglia media deve cessare di assumere cibo: infatti, il cibo che non viene digerito, rimanendo nell’intestino, può andare in putrefazione, danneggiando l’animale, e portarlo, in casi eccessivi, a setticemia mortale. L’acqua, viceversa, deve essere mantanuta in abbondanza.Oltre agli esami preventivi, per verificare che la crescita avvenga in modo giusto, si deve controllare regolarmente il peso e la lunghezza della tartaruga.

Le condizioni ideali:

Una delle condizioni ideali per il letargo è la temperatura ambientale: per una buona riuscita dell’ibernazione, la tartaruga deve essere mantenuta a circa 5°C. In questo modo, si addormenta, le riserve corporee vengono consumate minimamente e l’animale non è a pericolo congelamento. In modo particolare, la temperatura non deve mai scendere sotto i 2°C e non deve mai superare gli 11°C. Per il controllo della temperatura, si possono usare i termometri da serra, con l’indicazione di quella massima e di quella minima.Un altro fattore da tenere presente è la durata dell’ibernazione: dipende dal clima e dalla latitudine. Inoltre, nelle tartarughe che si coltivano in cattività, si deve prendere in considerazione anche la taglia, l’età, le riserve di grasso e lo stato di salute generale. In quelle giovani, poi, è preferibile un periodo di letargo breve. In generale comunque, questo periodo non deve superare le 20 settimane. Ogni mese, la tartaruga perde circa l’1% del suo peso corporeo.Altra cosa importante da ricordare è ‘insieme di frequenti ispezioni che la tartaruga dovrà subire duranete il letargo, permettendo di controllare le condizioni di salute, e nel caso, di prendere in tempo eventuali problemi. Molti consigliano di interrompere l’ibernazione se si nota che l’animale ha urinato (l’urina conservata nella vescica rappresenta una riserva idrica che può salvare l’animale da disidratazione). Secondo altri, bisogna svegliare la tartaruga ogni due o quattro settimane, riscaldarle, lasciarle in acqua tiepida a 24°C, per farle bere. I questo modo si può ispezionare bene l’animale, che entro un paio di ore dovrebbe aprire gli occhi. Se è sana, si asciuga e si rimette a ibernare: in caso contrario, si interrompe il letargo e si tiene al caldo l’animale.

Il letargo al chiuso e all’ aperto:

L’ibernazione può essere fatta sia al chiuso che all’aperto. In quella al chiuso, si devono usare due contenitori, uno dentro l’altro: quello più piccolo può essere una scatola in cartone o di polistirolo, con delle aperture per il passaggio dell’aria, riempita con materiale isolante, di dimensioni poco superiori a quelle della tartaruga. Fra le due scatole si mette altro materiale isolante. Così l’animale rimane sempre protetto.La stanza di conservazione del contenitore dovrà essere mantenuta pressochè sempre alla stessa temperatura, mai superiore ai 10°C e mai inferiore allo zero. Si possono ibernare anche nel frigorifero, ricordandosi del ricambio di aria periodico; questo è un metodo utile soprattutto per le tartarughe molto giovani, entro il loro primo anno di vita.Per quanto concerne al letargo all’aperto, le tartarughe mediterranee riducono piano piano l’assunzione del cibo avvicinandosi all’autunno, fino a smettere di alimentarsi del tutto qualche settimana prima. Lìapparato digerente dovrà presentarsi completamente vuoto. Arrivate al punto critico, iniziano a scavare nel terreno, interrandosi successivamente.I rischi che corrono sono legati all’attacco possibile di predatori o all’inondazione, per una pioggia intensa. Inoltre, se la temperatura invernale è troppo mite, cioè anche sopra ai 10°C, il metabolismo della tartaruga può provocare un consumo eccessivo delle riserve.È evidente poi che in questo modo, l’animale non può essere ispezionato regolarmente. Per superare questo problema è trovare un compromesso fra i due sistemi, cioè lasciar andare la tartaruga spontaneamente in letargo all’aperto in un apposito rifugio edificato, costruito con del materiale resistente e isolante (tettoia apribile, dispositivi di areazione chiusi con delle reti metalliche, tutto imbottito con del terriccio e uno strato di foglie secche ecc);



Il risveglio:
Se sentite le vostre testuggini muoversi nella scatola, accertatene subito la ragione. Se una tartaruga dovesse svegliarsi dal letargo prima del tempo, può essere sintomo che c’è qualcosa che la disturba (occorre allora spostarla) o che l’animale sia malato (verificatene lo stato di salute generale) oppure che non abbia una sufficiente riserva di grasso per portare a termine il letargo (pesatela: non deve aver perso più dell’1%/mese del suo peso normale): in tali casi occorre interrompere immediatamente l’ibernazione. A causa di brusche variazioni climatiche impreviste (la temperatura si alza improvvisamente e sensibilmente per un breve periodo per poi ritornare in media invernale), la tartaruga potrebbe però svegliarsi e ritornare attiva per un po’ di tempo. Fornitele subito una buona dose d’acqua: si reidraterà per poi tornare a dormire non appena la temperatura rientrerà nella norma. Se però questo comportamento si ripetesse più volte, allora dovete artificialmente provvedere a riscaldarla e fornirle la giusta dose di luce facendola svernare in casa! Non alimentatela assolutamente per poi re-ibernarla: una volta ben sveglia ed alimentata, non deve più ritornare in letargo.Controllate la presenza di urina durante gli ultimi giorni di letargo: se ha rilasciato fluidi rischia la disidratazione e quindi significa che è ora di risvegliarla. Non lasciate la vostra tartaruga in letargo fino a fine Aprile o ai primi di Maggio: potrebbe essere debilitata o in difficoltà. In media, dovrebbero uscire dal letargo verso la fine di Marzo.Quando i giorni si allungano e la temperatura comincia ad alzarsi, le vostre tartarughe o testuggini ibernate cominceranno a muoversi. Per aiutarle in questa fase, fate fare loro un bel bagnetto in una vasca non troppo alta, con acqua tiepida (immergetele voi nella vasca!!!). Le tartarughe cominceranno subito a bere per reintegrare le loro scorte idriche, liberarsi delle tossine accumulatesi nei reni e ripulire tutto l’organismo. Fatele subito bere: è più importante, in questo momento, reidratarle che alimentarle. Se la tartaruga o la testuggine rilascia nell’acqua un fluido scuro non spaventatevi. E’ del tutto normale che, dopo il letargo, abbiano degli accumuli nella loro vescica: ritornando a bere finalmente dell’acqua fresca, la prima cosa che fanno è eliminare i fluidi che hanno tenuto in vescica nei mesi passati (in natura, dove l’acqua è scarsa, una tartaruga può conservare l’acqua nel suo corpo fino alla pioggia successiva, anche per lunghissimo tempo!!!). La tartaruga dovrebbe ricominciare a mangiare dopo alcuni giorni dal risveglio. Non indugiate ad alimentarla anche se la temperatura del suo corpo è troppo bassa. Non appena comincia ad alimentarsi, occorre provvedere a termoregolarla: vale a dire, riscaldarla con un riscaldatore o con una lampada a luce calda o, meglio ancora, esponendola alla luce solare diretta, facendo attenzione agli sbalzi di temperatura.

Risveglio
Per evitare il letargo:
Quando per vari motivi si sceglie di impedire il letargo occorre fornire alle tartarughe un ambiente ottimale per farle svernare, in modo che restino attive durante tutto l’ inverno. A tale scopo bisogna allestire un terrario in cui fornire artificialmente luce e calore a partire dall’ autunno fino alla primavera successiva.

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