Ocadia sinensis – Tartaruga cinese dal collo striato

Nome comune: Tartaruga cinese dal collo striato.

Tassonomia: appartiene al sottordine Cryptodira, superfamiglia Testudinoidea, famiglia Bataguridae, genere Ocadia. Non ci sono sottospecie.

Origine e habitat naturale: vive nelle paludi, negli stagni e nei canali con fondali fangosi della Cina sud-orientale, dell’isola di Hainan, di Taiwan e del Vietnam settentrionale.

Descrizione: la lunghezza del carapace può superare di poco i 20 cm. Presenta tre carenature sul carapace, un’elegante livrea a sottil strisce chiare sul collo e una coda particolarmente lunga.

Dimorfismo sessuale: i maschi hanno un piastrone leggermente concavo e l’apertura cloacale posteriore al margine dello scuto sopracaudale, mentre le femmine hanno un piastrone piatto o leggermente convesso e l’apertura cloacale all’interno dei margini dello scuto sopracaudale.

Mantenimento in cattività: può essere alloggiata in un acquaterrario, fornito di una consistente parte emersa, ben riscaldato e illuminato e con una fonte emettente raggi UV, dal momento che passa molto tempo a riscaldarsi. Da adulta, può essere allevata all’aperto per tutto l’anno (non prima però di aver raggiunto gli 8-10 cm di lunghezza del carapace), sebbene tema maggiormente il freddo, soprattutto da giovane, rispetto a Chinemys reevesii, che ha un’areale di distribuzione più settentrionale.

Alimentazione: in natura è quasi esclusivamente vegetariana.

Riproduzione: le femmine, in primavera, depongono due o tre volte uova dal guscio spesso e con un dimensioni medie di 4×2,5 cm. I tempi di schiusa sono assai variabili e vanno da 60 a 150 giorni.

Legislazione: è attualmente di libera vendita ma, come quasi tutte le tartarughe asiatiche, sottoposta a ingenti prelievi a scopo alimentare e per il mercato internazionale della terraristica. Per questo motivo è considerata una specie a rischio e inserita nel libro rosso dell’IUCN (EN A1 cd).

Curiosità: fa parte del gruppo di tartarughe palustri che recentemente vengono importate con maggiore frequenza in alternativa a Trachemys scripta elegans.


Autore dell'articolo: Matteo

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